Fondo Girolamo Li Causi

L'archivio

L’archivio di Girolamo Li Causi è stato uno dei primi complessi archivistici acquisiti dall’Istituto Gramsci siciliano (IGS), donato all’Istituto nel 1979 dalla moglie Giuseppina Vittone. A questo primo versamento si aggiunse un secondo versamento, costituito dalle carte donate nel 2016 all’IGS dal figlio Luciano Li Causi. Il fondo archivistico è dichiarato di interesse storico particolarmente importante ai sensi del d.lgs 42/2004 dalla Soprintendenza Archivistica della Sicilia.

Il fondo è stato oggetto di un intervento di riordinamento e inventariazione tra marzo 2023 e marzo 2024, grazie al finanziamento erogato dalla Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attuazione del Decreto del Ministro per le Politiche giovanili del 19 ottobre 2021 (avviso pubblico per la selezione di progetti per le iniziative culturali e celebrative relative al Centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano).

L’intervento archivistico è stato curato dalla responsabile dell’archivio storico dell’IGS, Vincenza Sgrò, e dalle archiviste libero professioniste Claudia d’Avossa e Tiziana Siragusa. Il fondo si estende complessivamente per circa 9 metri lineari e comprende 83 buste (per un totale di 987 unità archivistiche) che coprono perlopiù un arco cronologico che va dagli anni Venti agli anni Settanta del Novecento. Le carte conservate permettono di conoscere e approfondire buona parte delle vicende biografiche e degli ambiti di attività di Li Causi, dal periodo della clandestinità alla reclusione nelle carceri italiane e il confino sotto il regime fascista, dall’arrivo in Sicilia alla ricostruzione e riorganizzazione del Partito comunista nell’isola negli anni del secondo dopoguerra, dall’intensa attività istituzionale alla carica di vicepreside della Commissione d’inchiesta sulla mafia, dalla sua imponente attività di studio alla produzione di studi, scritti e discorsi politici.

Per una più accurata descrizione dell’intervento archivistico e del contenuto dell’archivio è possibile scaricare qui (link al pdf) gli apparati introduttivi dell’inventario archivistico. Per la consultazione dell’archivio si rimanda all’inventario informatizzato accessibile presso la sede dell’IGS.

Girolamo Li Causi nasce a Termini Imerese (Palermo) nella notte tra il 31 dicembre 1895 e il primo gennaio 1896, da una famiglia di artigiani. Dopo aver terminato gli studi, prima nel paese natale poi a Palermo, dove frequenta l’istituto tecnico, nell’autunno del 1913 si trasferisce a Venezia per frequentare la scuola superiore di economia a Ca’ Foscari. Qui, nel mese di ottobre dello stesso anno, si iscrive al Partito socialista italiano. A Venezia vive un periodo fertile, sia per la vivacità dell’ambiente universitario sia per l’influenza del mondo operaio e socialista veneziano. A Venezia conosce anche la sua futura prima moglie, Ena Viatto, anche lei attiva politicamente nelle zone del vercellese, dove è impegnata a diffondere la stampa clandestina tra le mondine.

Si laurea nel gennaio del 1918 a Pisa. Partecipa alla guerra sul fronte francese e fa ritorno a Venezia nel 1919, dove inizia a collaborare al “Secolo nuovo” e diviene segretario della sezione socialista cittadina, seppur per un breve periodo.
Dopo la permanenza a Venezia, dagli inizi del 1920 e per circa un anno, ricopre la carica di segretario della Camera del lavoro a Treviso. Rientrato a Venezia riprende il suo posto alla sezione socialista e diventa segretario della Federazione provinciale del Psi e direttore del “Secolo Nuovo”. L’esperienza veneziana termina nel 1922 e Li Causi si trasferisce prima a Roma e poi a Milano dove si dedica alla riorganizzazione della frazione terzinternazionalista collaborando con i periodici “Pagine rosse “e “Più avanti!”. Nel febbraio del 1924 diventa redattore de “l’Unità” occupandosi principalmente del settore della politica estera del quotidiano, ruolo confermato anche dopo l’ingresso dei terzini nel Pci.

Nel 1926, con la promulgazione delle “leggi eccezionali”, il Partito Comunista d’Italia è costretto a entrare in clandestinità e Li Causi viene inviato a Torino come segretario interregionale del Pci per il Piemonte e la Liguria, dove contribuisce alla divulgazione de “l’Unità” in veste clandestina e all’organizzazione di uno sciopero di mondine del Vercellese e del Novarese. Costretto a lasciare l’Italia, nel 1927 si reca a Parigi. Sostenitore della necessità dell’organizzazione clandestina anche in Italia della Confederazione generale del lavoro, dopo la II conferenza del Pci tenutasi a Basilea nel gennaio 1928, rientra in Italia.

Il 10 maggio 1928 Li Causi viene arrestato a Marina di Pisa insieme a Ena Viatto, e condannato a oltre vent’anni di carcere dal Tribunale speciale. I due riescono ad ottenere il permesso di sposarsi in carcere a Portolongone nell’aprile del 1929. La prigionia di Li Causi dura fino al maggio 1937 con diversi trasferimenti che lo portano ad essere detenuto in diverse carceri italiane, prima a Portolongone e Lucca, poi a Perugia, a Civitavecchia insieme ad altri dirigenti comunisti, tra cui Terracini, Scoccimarro, Secchia e Sereni. Nel 1936, Ena Viatto, già scarcerata nel 1930, chiede e ottiene l’annullamento del matrimonio. In seguito alla scarcerazione, Li Causi è confinato prima a Ponza e poi a Ventotene.
Liberato nell’estate del 1943, viene inviato a Milano come rappresentante comunista del Comitato di liberazione nazionale ed entra nella direzione del Pci. Abbraccia la lotta partigiana diventandone uno dei capi con il nome di “Mommo”. Nominato rappresentante del Partito comunista nel Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia, dopo l’8 settembre, fu designato a prendere contatto con le autorità militari al fine di organizzare la resistenza armata.

Incaricato da Palmiro Togliatti di riorganizzare il Partito comunista siciliano, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso la Jugoslavia arriva in Sicilia nell’agosto del 1944, assieme alla compagna Giuseppina Vittone. In Sicilia, Li Causi pone attenzione alla questione della lotta al latifondo e alla causa autonomistica come nodi centrali della sua azione politica nell’isola. Il forte impegno contro la mafia ne caratterizza fin da subito l’attività istituzionale e politica e per questo il 16 settembre del 1944 è vittima di un attentato mafioso guidato da Calogero Vizzini durante un comizio nel paese di Villalba.

Già membro del Comitato centrale del Pci, nel 1945 è eletto segretario regionale del Pci siciliano, carica che mantiene fino al 1960, dirigendo sin da subito con vigore la lotta per l’applicazione dei decreti Gullo. Nel 1946 viene eletto deputato all’Assemblea costituente, e nel 1947, già membro dal 1945 della Consulta regionale siciliana, entra a far parte della prima Assemblea regionale siciliana prendendo parte all’elaborazione dello Statuto siciliano.

Ricopre la carica di senatore della Repubblica dal 1948 al 1953 e dal 1968 al 1972. Dal 1953 al 1968 è deputato alla Camera, di cui ricopre la carica di vicepresidente dal 1958 al 1963. Dal 1963 al 1968 è vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia in Sicilia. Muore a Roma il 14 aprile 1977.

Progetto di riordinamento e inventariazione informatizzata del fondo archivistico “Girolamo Li Causi” (1911-1977), realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni. Contributi ai sensi dell’Avviso pubblico per la selezione di progetti per le iniziative culturali e celebrative relative al Centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano.
Codice Unico di Progetto (CUP) J77F22000190008 – Codice progetto 173-PCI