Fondo Pompeo Colajanni

Fondo Pompeo Colajanni: carte di un comandante e di una memoria civile

Il Fondo Pompeo Colajanni, conservato presso l’Istituto Gramsci Siciliano, permette di entrare nella storia della Resistenza attraverso un punto di vista speciale: quello di un protagonista che, oltre a combattere, ha continuato per tutta la vita a raccogliere, ordinare e promuovere memorie. Non è soltanto un archivio personale: è un vero cantiere di carte in cui si intrecciano biografia, organizzazione clandestina, guerra di Liberazione, dopoguerra nelle istituzioni e – soprattutto – la costruzione di una memoria pubblica della Resistenza capace di parlare anche alla Sicilia.

Il fondo restituisce così una doppia immagine di Pompeo Colajanni (1906-1987): da un lato il capo partigiano “Barbato”, dall’altro l’uomo che, finita la guerra, avverte l’urgenza di documentare quell’esperienza e di trasmetterla. In appunti, lettere, ritagli di giornale, bozze di discorsi e schemi narrativi si vede all’opera un protagonista che non smette di interrogare la Liberazione come evento fondativo della democrazia italiana.

Tra le carte spicca un documento che colpisce ancora oggi per ambizione e lucidità: un manifesto rivolto ai soldati tedeschi subito dopo il 25 luglio 1943, tradotto da Leone Ginzburg, che invita a immaginare una soluzione diversa dal semplice aut-aut fra vittoria e sconfitta. L’appello propone una “terza via”: l’abbattimento del regime nazista e un orizzonte europeo condiviso. «Popolo tedesco! Unisciti a noi […] Esercito tedesco! Insorgi finché sei in tempo!» (Fondo Colajanni, busta 105, fasc. 2). In quelle righe, più che una speranza astratta, si legge un progetto politico e morale: parlare ai soldati “dall’altra parte” come a interlocutori possibili, non solo come nemici.

Nelle carte emerge con forza una convinzione che torna in appunti e discorsi: per Colajanni la Resistenza è un secondo Risorgimento, non per retorica celebrativa, ma perché nella Liberazione vede un nuovo patto civile, una rifondazione politica e morale. «Quanto di vivo vi è nella tradizione del vecchio Piemonte entra nella storia del secondo Risorgimento affratellandosi nel sacrificio alle forze “portatrici dell’avvenire”» (La liberazione di Torino, Fondo Colajanni, busta 13, fasc. 13, ca. 1945). La tradizione del Piemonte (terra di lotte, organizzazione, antifascismo operaio) e le “forze portatrici dell’avvenire” si affratellano – per usare parole che ricorrono nei suoi testi – in un sacrificio che ha senso solo se produce democrazia e giustizia. È un’idea chiave anche per capire perché Colajanni, dopo il 1945, continui a lavorare sulla memoria: la Resistenza non è conclusa finché non viene compresa, trasmessa, difesa dalle semplificazioni e dalle rimozioni.

Tra i fascicoli ricorre spesso la sigla D.P., sciolta di norma come diario partigiano (talvolta sovrapposta a documentazione partigiana). È una spia efficace della natura del fondo: un archivio ibrido, dove convivono memorie personali e carte pubbliche, frammenti narrativi e materiali amministrativi, appunti sparsi e ritagli di giornale, bozze di discorsi commemorativi e schizzi di mappe delle azioni partigiane.

Un altro tratto distintivo è l’attitudine di Colajanni a farsi collettore e promotore di memorie. Da presidente della sezione siciliana dell’ANPI, partecipa alla raccolta di dati e testimonianze sui siciliani cui attribuire qualifiche partigiane. In questo lavoro – spesso nato da esigenze di riconoscimento e pratica amministrativa – emergono però dimensioni intime: bisogni di legittimazione, racconti personali, ferite e orgoglio, desiderio di consegnare al futuro una verità vissuta.

Il fondo documenta dunque non solo gli eventi, ma anche i meccanismi della memoria: come nasce una testimonianza, come viene selezionata e ordinata, come entra nel discorso pubblico e come può trasformarsi in racconto civile.

Per accompagnare la consultazione del fondo e introdurre un pubblico più ampio alla figura di Colajanni, è importante ricordare il documentario Pompeo Colajanni, Comandante Barbato. Un partigiano dalla Sicilia di Enzo Rizzo (2018). Il film ripercorre la parabola antifascista e culturale che conduce Colajanni alla Resistenza e al comando delle formazioni garibaldine, restituendo il senso di un percorso in cui pensiero e azione si alimentano a vicenda. È anche un utile punto di accesso per comprendere la scelta dei nomi – “Nicola Barbato” quale nome di battaglia e “Carlo Pisacane” per la prima banda partigiana – come sintesi di una visione: collegare lotta popolare, Liberazione e democrazia in una storia italiana più lunga e più profonda.

Il Fondo Pompeo Colajanni parla a chi studia la Resistenza e a chi la incontra per la prima volta. Da una parte illumina la presenza dei meridionali nella guerra di Liberazione (vissuta spesso lontano dalle terre d’origine); dall’altra mostra come un protagonista abbia lavorato per tutta la vita a costruire una memoria resistenziale consapevole, fatta di documenti, discorsi, testimonianze, verifiche, domande.

In queste carte Barbato non è soltanto un comandante: è un uomo che non smette di interrogare il senso della Liberazione, e che affida a un archivio – più che a un libro – la responsabilità di far parlare ancora quella storia.

Pompeo Colajanni nasce a Caltanissetta in una famiglia legata a tradizioni mazziniane e garibaldine. È un dato che pesa nella sua formazione: la politica come responsabilità civile, l’idea della libertà come costruzione collettiva, il gusto per la storia nazionale letta “dal basso”, attraverso conflitti sociali e lotte popolari.

Giovanissimo milita nei movimenti repubblicani; in seguito, anche sulla scia degli sconvolgimenti internazionali del primo dopoguerra, passa dal socialismo al comunismo. Negli anni del fascismo subisce perquisizioni, arresti e sorveglianza, esperienze che segnano la sua biografia di militante e cospiratore. Si laurea a Bologna, entra nel reggimento dei cavalleggeri, torna poi a Caltanissetta nel 1930 e esercita la professione di avvocato: una vita regolare solo in apparenza, perché sotto traccia continua un’attività clandestina che lo porterà, durante la guerra, a un passo ulteriore.

Nel 1940 Colajanni chiede di essere richiamato dall’esercito: non per adesione al conflitto, ma con l’intenzione di lavorare dentro l’esercito, puntando a distaccare l’Italia dall’alleanza con la Germania. Trasferito a Pinerolo, avvia l’Alleanza Militare Italia Libera (AMIL), esperienza clandestina che precede e prepara la scelta resistenziale.

Dopo l’8 settembre 1943, Colajanni compie il passaggio decisivo: da cospiratore diventa capo partigiano. Il 10 settembre, con una quindicina di uomini (quasi tutti siciliani), lascia l’esercito e sale in montagna nell’area di Barge e della Valle Po, avviando una prima formazione garibaldina intitolata a Carlo Pisacane. Da lì, tra Cuneese, Langhe e Monferrato, si sviluppa una parabola di comando che nel 1944 lo porterà alla IV Brigata Garibaldi e poi fino alla liberazione di Torino.

Il nome di battaglia scelto da Colajanni è già un programma: Nicola Barbato. Non è un vezzo identitario, ma un ponte consapevole tra Sicilia e Resistenza. Barbato, figura simbolica dei Fasci siciliani, diventa per Colajanni un modo di legare la guerra di Liberazione a una storia più lunga di conflitti sociali e di aspirazioni popolari. Molti anni dopo, nel 1966, durante la traslazione delle ceneri di Nicola Barbato a Piana degli Albanesi, Colajanni dirà di averlo portato «nel fuoco della lotta liberatrice, prescegliendo così la figura prestigiosa come tramite vivo tra la Sicilia e la nazione in lotta per la sua libertà, tra il Risorgimento e la Resistenza, dal grande moto popolare dei Fasci dei lavoratori, non solo cronologicamente, collegati. […] La leggenda di Barbato, la leggenda dei Fasci dei lavoratori entrò nel mio cuore quand’ero ancora fanciullo» (Fondo Colajanni, busta 107, fasc. 1).

Nel dopoguerra Colajanni entra nelle istituzioni: dal giugno 1945 è sottosegretario alla guerra nel governo Parri e nel primo governo De Gasperi. Ma il suo legame con la guerra di Liberazione non si chiude: al contrario, si trasforma in un progetto lungo una vita. Colajanni pensa di raccogliere memorie e documenti per scrivere un libro sulla propria esperienza partigiana. Quel libro non vedrà mai la luce; proprio per questo, il fondo è prezioso: l’IGS conserva la materia viva di un’opera rimasta in gestazione, un’enorme “officina” di carte costruita nel tempo per documentare e raccontare.

1. Poesie di Egidio Ferrero 2. Racconto di Luisa Sturani 3. Intervento al Congresso nazionale ANPI a Torino 4. Discorso a Palazzo delle Aquile  5. Foglio CNL sui caduti della Divisione Garibaldi 6. Relazione CNL 7. Bollettino CNL 8. volantino “Torino senza pane!” 9. Verso lo sciopero generale 10. Trascrizioni ordini CNL 11. Mappa combattimento tra partigiani e fascisti 12. Articolo “Il mio 8 settembre” 13. Articolo “La città insorge, una battaglia di popolo”  14. Relazioni del CNL 15. Relazione CNL su attività di controsabotaggio 16. Note partigiano Eugenio Morero 17. Articolo “La liberazione di Torino” 18. Venti eroi Siciliani 19. Ricordo partigiano Saverio Raimondo 20. Lettera di Giovanna Agnese 21. Articolo “Un ordine falso: ma tutta Torino è già insorta” 22. Bozza articolo “La liberazione di Torino” 23.Proposta concessione onoreficienze Vincenzo Modica 24. Mappe combattimenti nelle Langhe 25. Bozza articolo firmato “Kin” 26. Periodico “Stelle Tricolore” 27. Mappa delle formazioni partigiane 28. Discorso a Palermo del 25 aprile 1957  29. Biografia autografa Colajanni 30. Testo trasmissione radio 31. Disegno di Guttuso per il ventennale della Resistenza 32. Nuovo canzioniere partigiano 33. Intervista Colajanni 34. Racconto sui fatti di Crissolo 35. Articoli sulla liberazione di Torino 36. Favola “Il pappagallo” 37. Testo del manifesto di Colajanni e Monti tradotto in tedesco  38. Foglio notizie 39. Qualifiche partigiane Colajanni 40. Attestato CNL su direzione Stella Garibaldina 41. Delibera per riconoscimento qualifica “partigiano combattente” 42. Numero speciale “L’Europeo” 43. Selezione fotografica

Poesie di Egidio Ferrero “Stienka” della 48° Brigata Garibaldi – Langhe

Racconto partigiano su Colajanni di Luisa Sturani

Intervento di Pompeo Colajanni al Congresso nazionale dell’Anpi a Torino

Discorso di Colajanni a Palazzo dell Aquile in memoria dei siciliani che parteciparono alla Resistenza, 25 aprile 1974

Documenti del CLN – Fogli notizie del CLN sui caduti della Divisione Garibaldi

Documenti del CLN – Relazione sull’attività dei reparti della Divisione d’assalto Garibaldi “Piemonte”, 22 giugno 1944

Documenti CLN – Bollettino straordinario n. 14 delle Brigate Garibaldi Piemonte

“Torino senza pane!”, Volantino della Federazione del Pci di Torino diffuso nel marzo 1945

Verso lo sciopero generale, il grido di Spartaco organo di battaglia dei comunisti piemontesi, 15 marzo 1945

Documenti CLN – Trascrizioni di ordini e comunicazioni interne prima e dopo la presa di Torino

Schizzo raffigurante una mappa del combattimento tra partigini e fascisti con indicazioni di [Colajanni] a Perez

“Il mio 8 settembre”, articolo di Colajanni, dattiloscritto in copia

“La città insorge, una battaglia di popolo”, articolo di Pompeo Colajanni, “La Stampa”, 22 aprile 1975

Documenti CLN – Relazioni e odg della Divisione d’assalto Garibaldi Piemonte (firmati da Barbato)

Documenti CLN – Relazione sull’attività di controsabotaggio in Piemonte, 27 maggio 1945

Nota del partigiano Eugenio Morero sull’episodio di Cortazzone che lo vide protagonista con Colajanni

La Liberazione di Torino articolo Colajnni, ciclostilato, tronco dell’ultima pagina

“Venti eroi siciliani”, “L’Ora”, 23 aprile 1965

Ricordo del partigiano siciliano Saverino Raimondo (Licata) di Giobatta Canepa “Marzo”

Lettera di Giovanna Agnese, staffetta partigiana di Barge, a Pompeo Colajanni

“Un’ordine falso: ma tutta Torino è già insorta”, articolo di Pompeo Colajanni, in “Vie Nuove”, s.d., ritaglio a stampa

“La liberazione di Torino”, articolo di Colajanni, bozza dattiloscritta con note manoscritte; l’articolo fu pubblicato sulla rivista “Torino” per il decennale della Resistenza nel 1955 e successivamente, con aluni tagli, su “Vie nuove”

Proposta per la concessione di medaglie e onorificenze al valore militare del partigiano Vincenzo Modica “Petrialia” operativo nelle Langhe

Mappe manoscritte delle linee di combattimento partigiane e nazifasciste nelle Langhe

Bozza di pubblicazione dal titolo “Le brigate d’assalto Garibaldi sono state il vero esercito popolare d’Italia”, firmato “Kin” (Marco Fiorina), dattiloscritto, 26 marzo 1946

“Stella tricolore”, periodico delle Brigate Garibaldi nelle Langhe, 31 gennaio 1945

Mappa delle formazioni partigiane, “L’Unità”, 25 aprile 1965

Discorso pronunciato da Pompeo Colajanni il 25 aprile 1957 a Palermo, dattiloscritto

Biografia autografa di Pompeo Colajanni, 8 aprile 1946

Testo di una trasmissione radio con Colajanni, 8 maggio 1945

Disegno di Renato Guttuso per il ventennale della Resistenza, supplemento a “L’Unità” del 21 luglio 1963

Nuovo canzoniere partigiano, Montoso 6 luglio 1958, manifestino

Intervista a Pompeo Colajanni pubblicata in “Gioventù sicilana”, 12 agosto 1945

Racconto di Colajanni sui fatti successivi alla’azione presso Crissolo in cui il partigiano “Nanni” fu gravemente ferito

La liberazione di Torino – un paio di articoli coevi relativi alla parata del 6 maggio 1945 cui intervenne anche Togliatti

“Il pappagallo”, una favola di Pablo, poesia e caricatura di Pasqualotto prodotta nelle Lanche nei giorni della Liberazione (come da nota ms. di Colajanni)

Testo del manifesto redatto da Colajanni e Augusto Monti per l’Alleanza dopo il 25 aprile 1943 e e tradotto in tedesco da Leone Ginzburg

Foglio notizie del tenente di cavalleria Pompeo Colajanni

Foglio notizie del tenente di cavalleria Pompeo Colajanni

Qualifiche partigiane di Pompeo Colajanni

Attestazione del Comitato di liberazione nazionale di Barge con la quale si attesta la direzione di Colajanni al giornale clandestino “Stella Garibaldina”, organo delle brigate garibaldine

Delibera della Commissione regionale piemontese con la quale si riconosce a Pompeo Colajanni la qualifica di partigiano combattente

La Liberazione di Torino numero speciale de “L’europeo” (dentro anche articolo omonimo)

Selezione fotografica