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L'appello di Salvo Riela

Illustre Presidente

Oggetto: Istituto Gramsci Siciliano.

Le scrivo, unendo la mia voce a quella di Tornatore, Maraini, Lanza Tomasi e di quanti a Lei si sono rivolti, per rassegnarLe il mio profondo rammarico per una scelta discriminatoria della Giunta di Governo che non solo penalizza ingiustamente l’Istituto Gramsci Siciliano e chi vi lavora da anni con passione e competenza rendendo utile servizio alla collettività, ma priva la società civile di una importante istituzione culturale alla quale studiosi, studenti, intellettuali, guardano oggi con ammirazione e crescente interesse.

Di ciò sono diretto testimone avendo partecipato con i dirigenti dell’Istituto ad una iniziativa che ha suscitato ampi consensi.

Infatti, nel 2012 l’Istituto Gramsci ha pubblicato un volumetto “Placido Rizzotto ed altri caduti per la libertà contro la mafia” (a cura di Michele Figurelli, Linda Pantano, Enza Sgrò), una sorta di catalogo e di guida alla manifestazione-dibattito che con questo titolo si tenne a Palermo il 3 maggio 2012 nella Sala Magna dello Steri, con gli interventi di Luigi Berlinguer, Vittorio Coco, Michele Figurelli, Vito Lo Monaco, Salvatore Lupo, Salvatore Nicosia, Francesco Petrotta, Pasquale Scimeca, Marcello Sorgi. Un catalogo-guida per l’accesso ai preziosi e unici  documenti  dei quali ho voluto fare donazione all’archivio dell’Istituto Gramsci e fornire nel saggio introduttivo alcune chiavi interpretative: atti processuali relativi ad alcuni delitti chiave nella Sicilia del 1944-1958 (Andrea RAIA 1944, Nicasio CURCIO 1945, Agostino D’ALESSANDRIA 1945, VITTIME DELLA STRAGE DI PORTELLA DELLA GINESTRA 1947, Giuseppe CASARRUBEA 1947, Vincenzo LO IACONO 1947, Calogero CAIOLA 1947, Pietro MACCHIARELLA 1947, Attentato alla sezione del PCI di Uditore 1947, Michelangelo SALVIA 1947, Leonardo SALVIA 1947, Giuseppe MANIACI 1947, Placido RIZZOTTO 1948, Salvatore CARNEVALE 1955, Vincenzo LETO 1956, Vincenzo DI SALVO 1958). La mia donazione aveva lo scopo non solo di restituire a questi caduti per la libertà il loro giusto ruolo nella storia della Sicilia di quei drammatici anni, ma di disvelare nuove, documentali, verità sulle ragioni di tante impunità e depistaggi nonché sui comportamenti di polizia, carabinieri, magistratura, e di contribuire così a nuove ricerche di storia, di diritto e di politica, ricerche anche teoriche  e di riforma sui problemi del rapporto magistratura-polizia giudiziaria, delle leggi penali da applicare, delle procedure, delle garanzie sociali e individuali, dei controlli, del rapporto tra lo stato e le vittime della mafia.  La rilevanza della mia donazione risalta ancora di più se la lettura di questi atti processuali sarà lettura comparata con quella  di altre due parti del ricchissimo archivio del Gramsci: quella del movimento per la terra  e delle lotte sociali, e quella della documentazione del “Comitato di solidarietà democratica” che con grandi giuristi e avvocati (tra i quali Terracini, Varvaro, Sorgi) assisteva migliaia di lavoratori e cittadini. Se il governo della Regione costringesse alla chiusura l’istituto Gramsci siciliano o lo mettesse comunque nelle condizioni di non funzionare, impedirebbe che da queste uniche e importantissime fonti si costruisca nuovo sapere storico (necessario e utile non alla Sicilia soltanto) e negherebbe il diritto di giovani, di studiosi, di insegnanti, di istituzioni politico culturali, ad accedere alla conoscenza  di fonti uniche e a fare ricerca.

Questo sarebbe un grave e irreparabile torto che le generazioni attuali e future non meritano.

Distinti saluti.

Avv. Salvo Riela